Patogenesi
La vitamina D, tra i nutrienti essenziali per il nostro organismo, svolge un ruolo chiave per la nostra salute. Favorisce in particolare la salute delle ossa, la funzione muscolare e il sistema immunitario: una carenza di vitamina D deve quindi essere risolta rapidamente per prevenire una moltitudine di problemi di salute.
Carenza di vitamina D: come si sviluppa?
Il corpo umano è sì in grado di produrre autonomamente la vitamina D, ma solo con l’aiuto della luce solare, poiché sono i raggi UBV ad attivarne la produzione. Oltre alla scarsa irradiazione solare nella stagione invernale, ci sono anche altri fattori che aumentano il rischio di carenza di vitamina D:
- a seconda della latitudine e della stagione, la produzione endogena è ridotta al minimo.
- Ad influire sono anche lo stile di vita e il tipo di occupazione svolta: ad essere più a rischio è in particolare chi lavora in ufficio, trascorrendo molto meno tempo all’aria aperta. Inoltre, anche l’uso di prodotti per la protezione solare riduce la sintesi di vitamina D.
- Carnagione: la carenza di vitamina D si osserva più frequentemente nelle persone di carnagione scura. Questo perché la loro pelle contiene più melatonina, che blocca l’assorbimento degli UVB e inibisce così la formazione di vitamina D.
- Età: con l’avanzare dell’età, la pelle perde progressivamente la sua capacità di sintetizzare la vitamina D. Rispetto alle persone giovani, la pelle degli anziani ne produce quattro volte meno. Negli anziani, inoltre, la carenza aumenta il rischio di cadute e fratture. Non potendo assolutamente essere esposti al sole senza protezione, i bambini molto piccoli non sono in grado di produrne a sufficienza.
- Abbigliamento e retaggi culturali possono influire laddove il corpo è ampiamente coperto e quindi poca luce raggiunge la pelle.
- Anche le persone che consumano pochissimi alimenti ricchi di vitamina D possono essere predisposte a una carenza. Il rischio è particolarmente elevato in coloro che seguono una dieta vegana, poiché alcuni alimenti ricchi di vitamina D sono di origine animale.
- Inoltre, l’assunzione regolare di alcuni medicamenti, ad esempio gli antiepilettici o gli antipsicotici, possono favorire una carenza di vitamina D.
- Le persone con patologie croniche, in particolare con problemi di malassorbimento, sono spesso colpite.
Sintomi
Una carenza di vitamina D può manifestarsi con vari disturbi. Poiché i sintomi sono spesso aspecifici, in molti casi la carenza viene diagnosticata tardivamente.
- Dolore osseo e rischio di osteoporosi: per la salute delle ossa, è essenziale che un’eventuale carenza di vitamina D sia risolta tempestivamente, poiché negli adulti può causare un «ammorbidimento» delle ossa, la cosiddetta osteomalacia. Questa si manifesta con dolori ossei sordi e profondi, oltre ad aumentare, nel lungo periodo, il rischio di osteoporosi e di fratture.
- Debolezza e dolore muscolare:
la vitamina D riveste un ruolo importante nella funzione muscolare. Una sua carenza può dunque associarsi a debolezza, crampi e dolore, che colpiscono soprattutto le gambe e la parte bassa della schiena.
- Maggiore suscettibilità alle infezioni: la vitamina D è indispensabile per il buon funzionamento del sistema immunitario. Le persone con carenza sono più soggette a raffreddori, influenza e ad altre malattie infettive.
- Stanchezza e spossatezza
- Caduta dei capelli
- Sbalzi d’umore
Diagnosi
Se si sospetta una carenza di vitamina D, la cosa giusta da fare è rivolgersi direttamente al medico di famiglia. Dopo un colloquio in cui si parlerà dei sintomi tipici, dei fattori legati allo stile di vita come l’esposizione al sole e l’alimentazione, nonché delle eventuali malattie pregresse, la carenza potrà essere diagnosticata con un esame del sangue mirato che prevede la misurazione dei livelli di 25-idrossivitamina D nel sangue. I valori, espressi in nanomoli per litro (nmol/l) o in nanogrammi per millilitro (ng/ml), rientrano nei seguenti intervalli di riferimento:
>75 nmol/l o ≥30 ng/ml → Livello di vitamina D sufficiente
50-75 nmol/l o 20-30 ng/ml → Range subottimale
<50 nmol/l o <20 ng/ml → Carenza lieve
<30 nmol/l o <12 ng/ml → Carenza grave
Una carenza grave richiede solitamente una terapia mirata e tempestiva, mentre i deficit lievi spesso possono essere colmati con aggiustamenti allo stile di vita.
Trattamento
La terapia ha l’obiettivo di riportare i livelli nell’intervallo ottimale e stabilizzarli, per prevenire danni alla salute nel lungo periodo.
Carenza lieve:
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Più luce solare: esporre il viso, le braccia e le mani al sole per 10-30 minuti 2-3 volte a settimana.
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Modificare la dieta: pesce grasso (salmone, aringhe, sgombro), fegato, tuorlo d’uovo, latticini fortificati, funghi.
Se anche ciò non basta a coprire il fabbisogno, è necessario ricorrere ai preparati a base di vitamina D.
Se si assume vitamina D come integratore alimentare per correggere una carenza, la dose giornaliera dipende dai livelli individuali e dalla gravità della carenza stessa.
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Dose di mantenimento (prevenzione): 600-800 U.I. (unità internazionali) al giorno oppure 24’000 o 25’000 U.I. ogni quattro-sei settimane.
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Per la terapia di una carenza si consigliano 1’500-2’000 U.I. al giorno. La dose settimanale di 24’000-25’000 deve essere assunta per due-quattro settimane in caso di carenza lieve e per almeno sei settimane in caso di carenza grave, seguita da una dose di mantenimento.
Il successo della terapia viene generalmente rivalutato dopo otto-dodici settimane ripetendo l’esame del sangue.
Prevenzione
La buona notizia è che in molti casi la carenza di vitamina D può essere evitata. Bastano poche semplici misure per mantenere i valori nell’intervallo ottimale. L’aspetto più importante è l’esposizione al sole. Approfitti il più possibile dei pochi giorni di sole durante l’inverno per trascorrere del tempo all’aria aperta e fare il pieno di sole. Dalla primavera all’autunno, già 15-30 minuti di esposizione su viso, mani e braccia due o tre giorni a settimana possono bastare per coprire il fabbisogno. Anche se la crema solare può bloccare la produzione, non si deve rinunciare alla protezione quando si sta al sole a lungo, per evitare danni alla pelle.
L'alimentazione in caso di carenza di vitamina D
Forme farmaceutiche della vitamina D
Oltre alle diverse forme di somministrazione, esistono diverse varietà di preparati che è possibile assumere. Da un lato ci sono gli integratori alimentari da banco, che possono essere acquistati di propria iniziativa senza ricetta. Dall’altro però, dal momento che per stabilire la posologia e la terapia adeguate è sempre consigliabile consultare uno specialista e fare un esame del sangue per rilevare i valori, nella maggior parte dei casi si utilizzano medicamenti su prescrizione che, tra l’altro, se necessari dal punto di vista medico, sono coperti dalle casse malati.
Le gocce di vitamina D solitamente contengono la vitamina nella sua forma disciolta, spesso in olio, essendo essa liposolubile. Questa forma farmaceutica è impiegata in modo particolare nei bambini o in persone che hanno problemi a ingerire le capsule o le compresse di vitamina D. Le gocce consentono di aggiustare la dose in tutta flessibilità, cosa che risulta particolarmente pratica. Inoltre, la vitamina presenta un’elevata biodisponibilità, essendo già disciolta in olio e potendo così essere assorbita dal corpo in maniera diretta. La somministrazione per gocce ha però anche degli svantaggi: il numero di gocce va contato in modo preciso e accurato per evitare sovra o sottodosaggi. Inoltre, parte di esse può rimanere nel bicchiere. Hanno una durata di conservazione minore rispetto ad altre forme farmaceutiche, poiché la loro efficacia è compromessa dalla luce o dall’aria una volta aperte.
Le capsule contengono vitamina D sotto forma di polvere o di olio, racchiusi in uno strato di gelatina o vegetale. Uno dei grandi vantaggi è la precisione posologica, poiché ogni capsula contiene una dose misurata con esattezza. Esistono addirittura capsule morbide che contengono una quantità di vitamina D tale da non richiedere una terapia giornaliera, bensì una volta a settimana o al mese, a seconda della carenza e del trattamento, per una maggiore comodità. Rispetto alle gocce, l’assunzione in forma solida è semplice e pratica e non deve essere quotidiana. Le capsule di vitamina D sono un’ottima alternativa anche per coloro cui il sapore delle gocce risulta sgradevole. Un altro punto a favore è la lunga durata di conservazione, essendo le capsule stabili e meno soggette a ossidazione. Gli svantaggi di questa forma farmaceutica sono limitati: alcune persone hanno difficoltà a ingerire le capsule. Per rimediare a ciò, tuttavia, le capsule diventano sempre più piccole e morbide. Inoltre, l’assorbimento della vitamina è leggermente più lento, poiché l’organismo deve prima scomporre l’involucro che la ricopre prima che possa essere liberata.
Le compresse di vitamina D generalmente sono costituite da polvere compressa con agenti di carica o leganti. Spesso sono più economiche della vitamina D in capsule o in gocce. Proprio come le capsule, si conservano facilmente, durano più a lungo e presentano una posologia fissa. D’altro canto, non contengono olio per sciogliere la vitamina e renderla più facilmente disponibile all’organismo. L’olio quindi dovrà sempre essere assunto parallelamente. Inoltre, alcune compresse contengono agenti di carica, che potrebbero causare problemi ai soggetti sensibili. Anche in questo caso alcune persone potrebbero avere difficoltà ad ingerirle. Anche se le compresse si acquistano facilmente, una carenza deve sempre essere prima discussa con il medico di famiglia e, se del caso, chiarita con un esame del sangue, per stabilire la posologia e la durata della terapia adeguate. In genere, il medico prescriverà un preparato a base di vitamina D che, in caso di carenza grave, venga coperto dalla cassa malati.
Le pasticche si sciolgono facilmente nella bocca, mentre gli spray vengono spruzzati direttamente nel cavo orale. In entrambi i casi, gli ingredienti vengono assorbiti attraverso le mucose, garantendo così un rapido assorbimento che porta la vitamina D direttamente nel flusso sanguigno. Soprattutto per i bambini, le pasticche sono spesso più gradevoli rispetto alle classiche capsule o compresse. Queste varianti sono spesso più costose di altri preparati, non hanno un gusto neutro e contengono aromi artificiali o dolcificanti.
Di cosa occorre tener conto durante l’assunzione
Soprattutto le compresse andrebbero assunte sempre con un pasto ricco di grassi. In linea generale, per un apporto ottimale occorre attenersi alla posologia raccomandata dal medico e non superare la dose prescritta. Un sovradosaggio può avere conseguenze per la salute. Si rivolga a produttori affidabili ed eviti i preparati di scarsa qualità con additivi superflui.